Albero, come salvarlo nel quotidiano

Sono passati molti anni da quando frequentavo le scuole elementari (oggi scuole primarie, cambiano i nomi a tutto per dare una parvenza di cambiamento migliorativo), ma ricordo benissimo una lettura. Era il racconto di un bambino che si divertiva a incidere con un coltellino l’albero del suo giardino.

Un giorno l’albero che era sempre stato in silenzio, sopportando pazientemente, inizia a parlare e spiega al bambino che quelle incisioni gli provocano dei danni. Il racconto proseguiva, mi pare che albero e bambino divennero amici e il bambino smise di inciderne il tronco… magari qualcuno di voi si ricorda meglio e potrebbe continuare la seconda parte del racconto 🙂

Questo inizio per ricordare che gli alberi e tutta la vegetazione in generale sono vivi.

Sarebbe stato più immediato da capire se avessero potuto parlare e se avessero avuto un “liquido” rosso, come il nostro. Eh sì, avrebbero dovuto pensare a questo durante l’evoluzione, forse si sarebbe riusciti a salvare molta più vegetazione.

Il 2011 è l’anno internazionale delle foreste: approfittiamone per riflettere sulle problematiche forestali che non sono poche. Per quanto riguarda l’Italia, qualche giorno fa, hanno avanzato una proposta di legge sorprendentemente intelligente per i tempi che corrono! Piantare un albero per ogni nuovo bambino nato, compresi quelli adottati, e istituire il 21 novembre come giorno della “Giornata nazionale degli alberi”. Aspettiamo che dopo il Senato, il provvedimento venga approvato anche dalla Camera!

 Eleonora e io, prima dei politici, avevamo comunque pensato di piantare un albero di amaranto per la piccola Amaranta: ancora pochi giorni e avrete il video prova!

 

                     Anna Simone

9 pensieri su “Albero, come salvarlo nel quotidiano

    1. υ ஸ ع عണ ല

      @Ele. Purtroppo i fiorai e vivaisti nostrani optano sempre per l’affare più semplice e non si riforniscono di belle piante magari meno viste e riviste! Ho cercato di buttare l’occhio dappertutto ma non ce n’è traccia. Poi magari si muovono, trovano qualcosina e te la propinano a prezzi esorbitanti. Ho come l’impressione di averla vista da qualche parte, tempo fa, ma non ricordo dove. Su internet nemmeno trovo nulla.
      In questo forum, tuttavia, si possono scambiare i semi, ma non so con che seme “pagare” eventualmente il possessore di amaranto.
      http://amicidellorto.splinder.com/post/23691986/scambio-dei-semi
      Oppure dovresti cercare in erboristeria se vendono i semi per scopo officinale o culinario. Penso che se si mettono in terra dovrebbero germogliare… 😀

  1. Care tutte e tutti,
    Innanzi a tutto Buona Pasqua.

    Cara Anna,
    Le tue apprensioni penso saranno destinate ad aumentare.
    La nuova frontiera del pellet/biomassa metterà sempre più in pericolo le “tue” foreste e metteranno a rischio pure il tuo borsellino essendo destinate ad aumentare sempre più di costo.
    Prevedo nel giro di 3 anni sarà un lusso riscaldarsi d’inverno.
    Come vedi di buone intenzioni è lastricato l’inferno.
    Arrivederci all’inferno energetico prossimo venturo.

    Mandi

  2. IL “NUOVO” PRINCIPIO DI PRECAUZIONE DI GLOKANY (2001)

    – L’uomo ha sempre la precedenza sulle creature non umane e sull’ambiente –

    Da http://www.ragionpolitica.it 2002: Il principio di precauzione di Carlo Stagnaro

    Goklany (2001) propone una gerarchia di strumenti atti a valutare
    le decisioni politiche sul piano dei costi-benefici.

     CRITERIO PRINCIPALE (criterio della salute pubblica)

    a. Mortalità umana: “Il rischio di morte di un essere umano, non importa quanto umile, deve pesare più del rischio di morte di esemplari di altre specie, non importa quanto rare”

    b. Morbilità umana: “Altri rischi non mortali alla salute umana debbono avere la precedenza rispetto alle minacce all’ambiente”.

     CRITERI SECONDARI – n. 5 –
    (immediatezza; incertezza; valore atteso; adattabilità; irreversibilità)

    1) Il criterio di immediatezza: a parità di condizioni, i rischi più vicini nel tempo devono avere la precedenza rispetto ai rischi più lontani. Questa è una rivisitazione del concetto di “tasso di sconto”: un costo spostato nel futuro “vale” meno di un costo analogo nel presente: pagare un milione tra un anno è meno oneroso che pagare un milione ora. Sono almeno due gli argomenti “ecologici” a favore di questo criterio: in primo luogo, spostare un rischio nel futuro garantisce la sicurezza per almeno un certo numero di anni. Secondariamente, è possibile (se non probabile) che, nel lasso di tempo rimanente, emerga una soluzione più efficiente al problema.

    2) Il criterio dell’incertezza: rischi che sono più certi (cioè più probabili) devono avere la precedenza su rischi meno certi se i rispettivi effetti sono equivalenti (in termini di costi netti).

    3) Il criterio del valore atteso: tra rischi ugualmente certi, deve avere la precedenza quello che minaccia di avere conseguenze più gravi – in altre parole, un’azione che risulti in meno morti o danni materiali deve essere preferita a una che abbia conseguenze peggiori.

    4) Il criterio dell’adattabilità: se sono disponibili tecnologie sufficienti a ridurre o invertire le conseguenze negative di un evento, allora il rischio deve essere “scontato” tenendolo presente.

    5) Il criterio dell’irreversibilità: le conseguenze che probabilmente saranno irreversibili, o comunque caratterizzate da un’alta persistenza, devono ricevere un peso maggiore.

    Questi criteri richiamano l’analisi all’obbligo di confrontarsi con la realtà: il processo di decision making deve tener conto di tutte le conseguenze di un’azione (quale che essa sia: per esempio, bandire il DDT oppure non bandirlo), pesandole con le rispettive probabilità e infine confrontando i costi e i benefici attesi. E’ naturalmente necessario introdurre una considerazione morale: quella espressa nel criterio della salute pubblica. In altre parole, la linea d’azione che qui viene proposta è che l’uomo ha la precedenza sulle creature non umane e sull’ambiente.

    ATTUALE PRINCIPIO DI PRECAUZIONE (art. 15 della dichiarazione di Rio)

    ”Ove vi siano dubbi di rischio di danno grave e irreversibile, l’assenza di certezza scientifica non deve impedire che si adottino misure economicamente efficienti (cost-effective), atte ad evitare il degrado ambientale”. (UN 1992, p.10),

    Nota: Questo enunciato non può comunque essere considerato come una sorta di divieto a produrre beni o servizi o, nella sua applicazione integralista, impedire in modo assoluto di intervenire sulla natura senza tenere conto, oltre tutto, del rapporto costi-benfici. Cosa diversa è il principio di precauzione usato ed accettato internazionalmente dalla comunità scientifica, che stabilisce i livelli di dosi giornaliere ammissibili non nocive per l’uomo. Dosi che – per precauzione – sono da 100 a 10.000 volte più basse di quelle che sicuramente non hanno nessun effetto sugli esseri umani. Visto però l’uso distorto che finora è stato e viene fatto di questo principio – per evitare equivoci e/o strumentalizzazioni – sarebbe bene sostituirlo con il “nuovo” principio di precauzione di Glokany.

    Firenze, 22/04/2011
    Carlo Cerofolini

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