Pomodori, la mia storia su quelli chimico-industriali

Da quando sono stata protagonista della faccenda pomodori-chimici di lunga durata, sono fissata con la coltivazione biologica.

pomodori

In generale quando posso cerco di scegliere i prodotti biologici: costano un po’ di più, ma hanno sapore e sono genuini. Non trovate fantastico mangiare pesche che sanno di pesche, albicocche di albicocche, rucola di rucola, tanto per fare qualche esempio?!

Per qualche anno ho vissuto a Dublino e lì  frutta e verdura erano importate prevalentemente dalla Spagna e dall’Italia. C’era poca varietà, tuttavia si trovavano con facilità i prodotti biologici.

Ricordo che una volta il mio fidanzatino di allora aveva preso una confezione di pomodori venduti dentro un vassoio di plastica e poi incartati sempre con la plastica. Lui era  il contrario di me: poco attento all’alimentazione e simpatizzante per il “mondo chimico” in generale. Tutte le volte che andava al supermercato rincasava con almeno mezza spesa di alimenti spazzatura.

Tornando ai pomodori, capitò di lasciarli fuori dal frigo per tre settimane, ma rimasero immacolati, di un rosso perfetto. Entrambi fummo sorpresi e io proposi di lasciarli altro tempo per vedere gli sviluppi. Non successe nulla, forse avevano vita eterna. Il periodo di osservazione durò circa un mese e mezzo, dopo di che lui sentenziò: “Deve esserci qualcosa che non va con questi pomodori, li butto”.

Cibo sprecato, ma intossicazione chimica evitata!

Anna Simone

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