L’innamoramento salva dal consumismo estremo

consumismo

Una mini di jeans, una collana di filo con palline colorate, un maglioncino blu,  un pigiama celeste, una t-shirt verde in cotone: sono queste le cose a cui sono particolarmente affezionata.

Ormai sono vecchie ma non importa le uso lo stesso, non voglio buttarle, non posso. Butterei nell’immondizia dei ricordi di cui non voglio disfarmi.

La soluzione per ridurre il consumismo e l’inquinamento conseguente, sarebbe quello di “innamorarsi” delle cose che si comprano. Basterebbe dare un valore affettivo, se di quello economico ci importa poco e niente. Nessuno butterebbe nella spazzatura quasi più nulla 🙂

Pensate alle vostra felpa preferita ad esempio. Quanti anni ha, quante macchie di candeggina ci sono, quanti lavaggi in lavatrice ha fatto,  quanto è sbiadito il colore, quanto è fuori moda? … Sarebbe da buttare secondo l’ottica moderna. Eppure nessuno di noi lo fa!

Ora pensate a una qualsiasi maglia comprata, messa poche volte perché non vi piaceva. Credo che il passo dall’armadio alla spazzatura sia stato inesorabile: non mi piace più, non la metto mai, occupa spazio, la butto! Non ditemi che non è mai successo perché non ci credo!

Uno dei guai moderni è la facilità con cui si fanno diventare le cose o gli alimenti in genere, rifiuti. Siamo molto superficiali in questo, purtroppo.

Non resta che affezionarsi per salvarci. Affezionandomi ad esempio alla mia agendina rossa del 2011, appena arriva il 2012 non la butto. Potrei utilizzare le pagine rimaste bianche per scrivere appunti e magari dura altri due mesi.

Se mi affeziono all’ultima camicia che ho comprato, dopo averla usata il più possibile, non la butto. Tolgo i bottoni e utilizzo la stoffa per pulire i vetri o togliere la polvere, invece di far ricorso alla carta usa e getta del rotolone. Uno straccio è per sempre, se lo laviamo e riutilizziamo 🙂

Ogni cosa dovrebbe essere utilizzata al massimo e poi, quando esaurisce il compito per cui è nata, bisognerebbe ingegnarsi per impiegarla in altro.

Il concetto è intuitivo ma quasi automaticamente pensiamo all’atto del “disfarci” invece che a quello del riutilizzo.

E voi di quale cosa avevate pensato di sbarazzarvi? Siete ancora sicuri di “doverlo” fare? Secondo me se riflettete un attimo troverete un impiego alternativo, allontanando lo spazzatura time!

Anna Simone

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