Stop alle tasse, bastano gli introiti dei beni culturali e ambientali

salvaguardia patrimonio culturale

Succede in Italia. Un Governo che non sa più dove attingere per far cassa e un popolo nauseato dalle  tasse. La svolta storica è arrivata durante l’ultimo Consiglio dei Ministri: si punta tutto sulla rivalutazione dei beni culturali e ambientali. Una leva straordinaria per creare nuovi posti di lavoro e far entrare soldi senza chiedere ulteriori sacrifici agli italiani.

Finalmente la carta giusta per far vincere l’economia nostrana, ovvero  mettere in mostra l’eredità artistica e culturale per anni lasciata sopravvivere in solitario senza nessuna cura, rendendola  malata e a tratti moribonda.

Si parte a Novembre 2012 con il piano Salviamo il patrimonio artistico per salvare l’Italia. Le prime stime prevedono un + 3% del tasso di occupazione, una discesa vertiginosa dello spread, che dovrebbe attestarsi sui 200 punti base, e una diminuzione del debito pubblico da 2.000 miliardi a 1.000 nel giro di soli 6 mesi. Gli esperti garantiscono risultati ancora più sorprendenti nel secondo semestre, quello successivo all’estate del 2013, quando il boom dei turisti stranieri raggiungerà cifre record. Ricchezza per il sistema Italia.

Indiscrezioni giornalistiche fanno risalire allo scorso 16 agosto l’episodio clou che ha dato uno scossone  ai vertici del Paese. In questa data in cui la maggior parte degli italiani era in vacanza, giornalisti compresi, i risultati di uno studio della Camera di commercio di Monza descrivono una situazione avvilente, da dipingere con i colori più cupi.  Nella classifica dei brand europei del turismo emerge che il Colosseo, simbolo dell’Italia per antonomasia, ha una reputazione di soli 91 miliardi di  euro, mentre la Tour Eiffel di 434 miliardi, insomma i francesi ci superano quasi cinque volte. «Accidenti che fine abbiamo fatto» si commenta da sotto l’ombrellone, ma niente di più e scatta la rassegnazione allo status quo. Del resto vista la manutenzione ordinaria, inesistente, è una fortuna vederlo in piedi.

Qualche giorno fa la svolta. Il ministro dei Beni Culturali e il ministro del Turismo hanno scritto un piano di rilancio per il Paese Italia a costo quasi zero, ma con un ritorno del capitale investito sorprendete. E pensare che proprio questi due ministeri hanno sempre contato poco.

In soldoni le mosse strategiche partono dal locale con un ruolo di primo piano assegnato al web, una rivoluzione per un Paese in cui sussistono ancora zone non coperte dalla banda larga.

Ogni Comune deve creare entro il primo novembre 2012 un portale internet, perfettamente funzionate, di promozione turistica. Tassativamente devono essere pubblicate delle note descrittive, con foto recenti, di tutti i siti di interesse storico-culturale presenti sul proprio territorio, comprese le opere semi distrutte per incuria. Il portale web deve essere in italiano, inglese e spagnolo, con aggiornamenti mensili.

Nello specifico vanno riportate chiaramente informazioni su come raggiungere le mete segnalate (facendo riferimento all’aeroporto, alla stazione ferroviaria e al casello autostradale più vicino), luoghi dove pernottare, posti in cui mangiare. Inoltre, il sito deve essere provvisto della sezione Opere da salvare, in cui indicare cosa va ristrutturato e la motivazione, anche per attirare eventuali sponsorizzazioni private.

Le amministrazioni comunali sono obbligate ad aprire un ufficio turistico aperto otto ore al giorno, compresi i fine settimana, con personale in grado di esprimersi correttamente in almeno due lingue straniere e in grado di curare l’immagine culturale del Comune, nella piazza virtuale di internet. Il 50 % dei luoghi turistici deve essere visitabile previo biglietto. Mentre i turisti, trattati con i guanti, rimetteranno in marcia l’economia locale (ad iniziare dai semplici caffè consumati nei bar, passando per l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici, senza trascurare i pernottamenti e la gastronomia locale) il ricavato delle visite turistiche servirà per finanziare le opere di ristrutturazione e per coprire parte della spesa di gestione turistica.

I conti in ordine cessano di essere un miraggio, infatti, a cadenza trimestrale i Comuni inviano ai ministeri competenti report dettagliati su entrate turistiche e stato di avanzamento lavori relativo alle opere di ristrutturazione avviate. Infine, per il rispetto delle regole non mancheranno ispettori ministeriali e multe salatissime per imbrogli o inadempienze.

Un programma che forse rasenta la banalità, ma che mette un freno all’atavica consuetudine di considerare il patrimonio artistico come vuoto a perdere.

Questo articolo, frutto della fantasia, costituisce materiale per la candidatura al  Team Florens e  il tema è compreso tra quelli che verranno discussi a
Florens 2012.

Anna Simone

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