Bambini, soli contro l’inquinamento

A essere indifesi contro l’inquinamento sono soprattutto i bambini. Ne subiscono le conseguenze fin da quando sono nel grembo materno; si va dai problemi respiratori, alle conseguenze neurologiche, fino al ritardo cognitivo. L’allarme non arriva da qualche articolo di giornale, ma dal recente congresso medico “RespiraMI – Air pollution and our health”.
inquinamento-e-bambini«I neonati esposti durante la gravidanza a livelli elevati di inquinamento possono presentare uno sviluppo intellettuale rallentato e un minore quoziente intellettivo», ha spiegato Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico dell’Istituto fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

E i danni provocati dallo smog non si fermano alla gravidanza. «Gli agenti inquinanti depositati nel tratto respiratorio possono raggiungere il sistema nervoso centrale, causando danni neurologici soprattutto nei bambini, nei quali il cervello non è ancora completamente sviluppato ed è quindi più indifeso», ha aggiunto Jordi Sunyer, docente di Medicina preventiva e salute pubblica all’Università Pompeu Fabra di Barcellona. «Secondo uno studio condotto a Barcellona, negli alunni delle scuole elementari in cui l’inquinamento da traffico è maggiore, si è osservata una maggiore difficoltà cognitiva e disordini neuro-comportamentali».

I danni da smog sono tristemente democratici perché oltre alle grandi città colpiscono anche zone in cui l’inquinamento potrebbe sembrare meno intenso. «Abbiamo condotto uno studio nella piccola città di Umeå, nel nord della Svezia, secondo cui l’inquinamento rappresenta un chiaro fattore di rischio per infiammazione neuronale nei bambini», ha confermato Anna Oudin, ricercatrice dell’Unità per la Medicina ambientale e occupazionale all’Università di Umeå. «Le particelle inquinanti, superando le barriere nel sangue cerebrale, causano disordini psichiatrici. Nei bambini che vivono in zone della città a maggior inquinamento abbiamo registrato una maggiore prescrizione di farmaci, come sedativi, sonniferi e anti psicotici».

Bisogna intervenire perché l’inquinamento non provoca soltanto danni neurologici, ma è un fattore di rischio di mortalità che riguarda tutti. «Nel 2015 l’esposizione all’inquinamento da polveri sottili (le cosiddette PM) ha causato 4,2 milioni di morti nel mondo, pari a 7,6 per cento della mortalità mondiale, posizionandosi al quinto posto nella classifica dei principali fattori di rischio per mortalità.
Sommando alle morti causate da PM quelle provocate dall’eccesso di ozono nell’aria e quelle per l’inquinamento causato dagli impianti di riscaldamento degli edifici, le morti totali arrivano a 6,4 milioni in un anno.

Certo le amministrazioni pubbliche dovrebbero impegnarsi a ridurre i livelli di inquinamento, però anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Ad esempio, potremmo iniziare a mettere in secondo piano l’auto personale, prediligendo i mezzi pubblici o la bicicletta; per i tratti di lunga percorrenza, il viaggio in treno sarebbe da preferire a quello in aereo; non esagerare col riscaldamento in casa o in ufficio, meglio mettere una maglia in più che alzare il termostato. Se tutti noi, nel nostro piccolo, facessimo la nostra parte la situazione migliorerebbe di sicuro.

Anna Simone

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