Sacchetti biodegradabili, come fare una raccolta dell’umido ottimale

Dal primo gennaio c’è l’obbligo dell’uso di sacchetti per l’ortofrutta compostabili, che hanno il vantaggio di essere biodegradabili. Il costo si aggira attorno ai due centesimi e, al momento, è vietato portarseli da casa per questioni igieniche.
Lo stesso obbligo di utilizzo c’è anche per quelli della farmacia, ma in quest’ultimo caso, quando possiamo farne a meno, è bene non farsi dare il sacchetto e mettere il prodotto in tasca o in borsa. Un piccolo risparmio economico e un minor impatto per l’ambiente.
Ma cosa possiamo fare questi sacchetti quando torniamo a casa?
sacchetti bio.jpgPossiamo utilizzarli per raccogliere i rifiuti domestici dell’umido; il CIC, consorzio italiano compostatori, ci ricorda alcune semplici regole per una corretta raccolta della frazione organica, a partire dalla scelta proprio del sacchetto.

1 – Sacchetti ortofrutta: idonei per la raccolta dell’umido
I sacchetti ortofrutta, che dal primo gennaio 2018 dovranno essere costituiti solo da materiale biodegradabile e compostabile, sono compatibili con il sistema impiantistico nazionale e con le modalità di raccolta diffusi sul territorio; quindi possono essere utilizzati per il contenimento dell’umido domestico. 

2 – Etichette: rimuoverle dal sacchetto
Le etichette rappresentano una criticità a cui sarebbe importante dare una risposta. Vale sia per quelle dei sacchetti ortofrutta sia per quelle riportate direttamente su alcuni tipi di frutta e verdura, come ad esempio banane e mele. Gli impianti sono comunque attrezzati a rimuoverle; tuttavia, l’utente sensibile può apporre l’etichetta sul manico, così da toglierla prima di utilizzare il sacchetto per la raccolta dell’umido, senza inficiarne la tenuta.

3 – Impianti qualificati per gestire plastica biodegradabile e compostabile
La quasi totalità degli impianti (con poche eccezioni, dovute a particolari sistemi di pretrattamento) accetta e gestisce senza alcun problema la presenza di manufatti in plastica compostabile nel flusso di organico conferito, sia nel caso di processi biologici di solo compostaggio che nei processi integrati digestione/compostaggio.

4 – Sacchetti strappati: vanno bene nell’organico
Un sacchetto strappato, ancorché non più a tenuta, può essere comunque conferito nel flusso dell’organico destinato al compostaggio (o digestione anaerobica abbinata al compostaggio) perché biodegradabile e compostabile.

5 – Per l’organico solo sacchetti certificati
Per un corretto trattamento dei rifiuti organici è fatto obbligo di utilizzare i sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile certificati a NORMA UNI EN 13432 in carta o in bioplastica, per contribuire all’effettivo recupero dei rifiuti e alla produzione di compost di qualità.

6 – Verificare la certificazione del sacchetto
Per riconoscere un sacchetto conforme alla legge bisogna controllare se riporta le scritte “biodegradabile e compostabile”, quella dello standard europeo EN 13432:2002 e la certificazione di compostabilità.

7 – Evitare le buste di plastica tradizionale
Per raccogliere l’umido bisogna evitare le buste di plastica tradizionale
: è un materiale che risulta “indigesto” ai microorganismi che trasformano gli scarti alimentari e verdi in compost. Non può dunque essere riciclato nella filiera del recupero del rifiuto organico.

8 – Plastica tradizionale problema per il riciclo organico
Le plastiche convenzionali presenti nel rifiuto organico si sono rivelate un problema
: la loro rimozione per garantire il rispetto degli standard qualitativi del compost, rende necessari interventi di raffinazione impegnativi dal punto di vista delle energie investite e costosi per gli ingenti quantitativi di scarti prodotti.

Anna Simone

 

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