Carne rossa e bianca, perché limitarne il consumo

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Lo dico subito: ognuno deve fare ciò che ritiene più opportuno e questo post non vuole convincere nessuno. Io ho eliminato il consumo delle carni rosse, su suggerimento medico, e ridotto di parecchio quelle delle carni bianche, per questioni etiche, in sostanza mangio poca carne ormai da qualche anno.

“Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di anidride carbonica, di inquinamento dell’aria e dell’acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici – afferma Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia –. L’Italia e l’Unione europea devono garantire che l’imminente riforma della Politica Agricola Comune acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali”.

Se non si affronta rapidamente la questione, l’agricoltura entro il 2050 potrebbe da sola causare il 52 per cento delle emissioni totali di gas serra il 52 per cento delle emissioni totali e il 70 per cento di questo contributo è previsto proprio dai settori della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari. Basti pensare che a oggi in Europa gli allevamenti contribuiscono già alle emissioni di gas serra per il 12-17 per cento. Inoltre gli allevamenti contribuiscono all’inquinamento dell’acqua, in particolare con azoto e fosforo, e dell’aria, soprattutto con emissioni di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5).

A ciò si aggiungono gli impatti sanitari: per l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) la resistenza agli antibiotici è “una delle maggiori minacce alla salute umana”. Cosa c’entra la carne? Un rapporto congiunto EFSA/ECDC conferma la presenza negli animali allevati di batteri che hanno sviluppato resistenza ad antibiotici di importanza cruciale. E l’Italia è seconda solo alla Spagna in Unione europea per uso di antibiotici negli allevamenti.

La carne proveniente da allevamenti intensivi finisce a buon mercato sugli scaffali dei nostri supermercati, ma il suo prezzo reale è molto più alto.

DEFORESTAZIONE
Il sistema agroalimentare è responsabile dell’80% della deforestazione di alcune delle foreste più ricche di biodiversità rimaste sulla Terra. Si deforesta per creare aree di pascolo e per produrre mangimi.

PERDITA DI BIODIVERSITÀ
L’agricoltura intensiva, e in particolare l’allevamento, può essere considerata uno dei maggiori fattori di perdita di biodiversità a livello mondiale. Negli ultimi 50 anni la produzione di alimenti di origine animale è stata responsabile del 65% della conversione dei terreni e dell’espansione delle terre coltivate a livello globale.

EMISSIONI
Il sistema alimentare è attualmente responsabile di un quarto di tutte le emissioni di gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico, e quelle derivanti dall’allevamento (incluso il cambio d’uso del suolo) rappresentano il 14%.

INQUINAMENTO DELL’ACQUA E DEL SUOLO
L’allevamento è uno dei settori che impiega e inquina più acqua.L’impronta idrica totale della produzione animale rappresenta il 29% di tutta la produzione agricola.
Fertilizzanti chimici, pesticidi e farmaci a uso veterinario provenienti da allevamenti intensivi o colture destinate alla mangimistica inquinano l’acqua e il suolo, risalendo, a volte, la catena alimentare

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