Plastica nei mari: è arrivato il seabin cattura rifiuti

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Basta plastica! Ho scoperto che un aiuto per quella che finisce in mare si chiama seabin. Che cos’è? Uno speciale cestino ideato ad hoc per ripulire le acque marine dai rifiuti, soprattutto plastici, ma anche da mozziconi di sigarette, cotton fioc, imballaggi, cannucce e “beach litter” vario.
Qualche giorno fa ero all’inaugurazione del seabin di Fano, nel porto Marina dei Cesari, e posso affermare che l’idea è grandiosa e su larga scala contribuirà a rendere meno inquinato il mar Mediterraneo.

 

Come funziona

 

 

Il seabin è fissato a un pontile ed è installato in una posizione strategica (individuata tra i punti di accumulo), così da ricevere in automatico i rifiuti, spinti lì dall’azione spontanea del vento e delle correnti. La pompa ad acqua, di cui è dotato, tratta 25mila litri di acqua marina all’ora e il cestino riesce a contenere fino a un massimo di 20kg di spazzatura: una volta pieno va svuotato e pulito; funziona di continuo, quindi è in grado di acchiapparne parecchia, circa 1,5 kg al dì, cioè oltre 500 kg all’anno, comprese le microplastiche (da 5 a 2 mm di diametro) e le microfibre (da 0,3 mm). Una caratteristica non da poco, considerando che questi minuscoli frammenti di plastica si attaccano alle alghe di cui di cibano i pesci, che quotidianamente finiscono sulle nostre tavole.

Nel solo mar Mediterraneo ogni giorno arrivano circa 731 tonnellate di rifiuti, purtroppo l’Italia, con 90 tonnellate prodotte, rappresenta il terzo Paese più inquinante dell’aerea. Non a caso i pescatori da anni continuano far presente che il 50% del loro pescato è costituito da plastica, che rigettano in mare dopo averla divisa dal pesce.

All’inaugurazione del seabin installato nelle Marche, sono stata invitata Whirlpool Emea (sì il big degli elettrodomestici) e si tratta di un’iniziativa che rientra nel progetto PlasticLess, promosso da LifeGate – realtà leader nei progetti di sostenibilità -, per arginare l’inquinamento dei mari italiani.
L’azienda per ora ha installato due seabin (il secondo è San Benedetto del Tronto), così da contribuire a salvaguardare il mare dall’invasione delle plastiche. A ciò si aggiunge l’impegno nella riduzione dei rifiuti di plastica, l’utilizzo di quella riciclata nelle componenti dei propri prodotti e l’eliminazione di quella monouso nei suoi siti e negli uffici.

Speriamo che altre aziende seguano l’esempio perché più seabin vengono installati e più spazzatura si riesce a raccogliere. Certo i rifiuti non dovrebbero finire in mare, ma differenziati e avviati a corretto riciclo. Tuttavia, per quelli dispersi nell’ambiente qualcosa bisogna pur fare e questa iniziativa a me sembra valida.

Post scritto in collaborazione con Whirlpool.
Anna Simone

 

 

 

 

 

 

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