Porto Torres tra meduse e petrolio…

Ci sono delle cose singolari che contribuiscono a caratterizzare ciascuno di noi. Io mi lascio inspiegabilmente sedurre dal suono delle parole. Può sembrarvi sciocco eppure sono soggetta al fascino dei suoni di alcune parole, non tutte per fortuna! Trovo così che la maggior parte delle città sicule o sarde abbiamo dei nomi talmente belli da rapire improvvisamente la mia attenzione e curiosità. Penso a Selinunte, Agrigento, Gela, Teulada, Iglesias, Tula … e Porto Torres fa parte di questa categoria.

porto torres sardegna

Negli ultimi giorni  ho visto molte foto e video di Porto Torres, e sono giunta alla conclusione che la bellezza del suono è eguagliabile alla straordinarietà del luogo.

  • 11 gennaio 2011, le Agenzie Stampa battono la notizia di uno sversamento in mare di idrocarburi a Porto Torres, causato da un incidente durante la fase di travaso da una nave cisterna alla centrale termoelettrica della Società E.ON ( fa parte della Multinazionale tedesca  E.ON AG)

Ad oggi la quantità stimata è di 50mila litri: visivamente si materializzano in chiazze nere che allargandosi contaminano e distruggono l’ecosistema e la biodiversità  delle acque, dei fondali e delle coste del posto. Vite spezzate dal catrame. Oltre al danno la beffa, verrebbe da gridare!

Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, invia sul posto – a qualche ora dal disastro-  una nave-spazzina anti inquinamento della Ecomar Castalia (consorzio che si occupa della bonifica in caso di inquinamento), peccato che la flotta Castalia sia composta da 40 navi. La disorganizzazione dilaga anche a terra: il 22 gennaio una mareggiata ampiamente annunciata (quindi prevedibile) sulla spiaggia di Platamona  trascina in mare parte dei sacchi riempiti di catrame dagli addetti alla ripulitura. Lavoro vano.

La stampa e la televisione nostrana danno poco risalto alla notizia dopo essersi dimostrate, invece, molto sensibili alla marea nera nel Golfo del Messico, causata dalla B.P.

Perché in Italia spesso dilaga il modo di fare alla Carlona?!

  • Le autorizzazioni concesse alla E.On per operare in quei luoghi avrebbero dovute essere più severe e più esigenti nel campo della sicurezza.
  • Si è rilevata la mancanza di un piano di pronto intervento efficace in caso di emergenza (a titolo di esempio, a Porto Torres dalle 22.00 alle 6.00 del mattino non è a disposizione neanche un mezzo antincendio. Ergo, se dovesse esplodere una petroliera non si potrebbe agire immediatamente!).
  • I mezzi impiegati sono stati pochi e con l’aggravante della disorganizzazione nel coordinamento degli interventi.
  • Il calo delle vendite del pesce ha già raggiunto l’80 % e si stima che le prenotazioni per le vacanze estive in questa parte della Sardegna subiranno una forte discesa. Alcuni tour operator hanno già tolto le località del Nord Sardegna dai loro pacchetti turistici.

Il Ministro Prestigiacomo il 26 gennaio 2011, al termine della relazione in Commissione Ambiente della Camera, dichiara che quasi l’80% di materiale è stato recuperato, non è stato quindi chiesto lo stato di emergenza nazionale per mancanza di emergenza. E’ utile sottolineare che il Ministro non ha richiesto le rilevazioni fotografiche del satellite elaborate da E- Geos,  preferendo servirsi dell’occhio nudo, invece che degli strumenti tecnologici a disposizione del suo dicastero. La richiesta ufficiale di attivare il monitoraggio della chiazza è arrivata solo il 28 gennaio, anche se i primi rilevamenti da satellite sono stati effettuati l’undici.

La Prestigiacomo ha, inoltre, dichiarato che le spiagge sarebbero state ripulite entro un mese. Speriamo che i tempi siano reali e non seguano, invece, la scia dei tempi paventati per la ricostruzione dell’Aquila o quelli di eliminazione dei rifiuti in Campania.

Ad oggi, come emerge dalla Conferenza di Legambiente e del Comune di Porto Torres, è evidente il disastro ambientale nell’intero Golfo dell’Asinara. Allo stesso modo è evidente che l’emergenza petrolio non sia stata affatto superata. C’è necessità di fare in fretta anche perché se le temperature salgono sopra i 20 gradi l’olio combustibile torna allo stato liquido e diventa difficilmente recuperabile. Inquinamento del mare, dei fondali e della costa non significa soltanto bruttura estetica ,ma significa grave alterazione di tutto l’ecosistema.

Di chi è la colpa? Quando tutti sono colpevoli nessuno è colpevole?

Voi come la pensate?

Anna Simone

6 pensieri su “Porto Torres tra meduse e petrolio…

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