Sacchetti di plastica, buste, shopper, sporte e sportine!

In Italia dal 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il divieto di commercializzare i sacchetti di plastica. Se vi è capitato di riceverli ancora nei negozi, niente paura! Il gestore dell’attività commerciale non si trova in stato di irregolarità ma sta smaltendo le scorte in giacenza, come autorizzato dal Governo. E’ bene ricordare che la cessione al cliente può avvenire solo a titolo gratuito.

inquinamento buste plastica

In molti brontolando si saranno domandati: “perché hanno tolto queste benedette buste di plastica?”  La risposta è semplice: per salvaguardare l’Uomo e l’Ambiente.

Gli Italiani consumano in media 300 sacchetti di plastica usa e getta all’anno (dati Coldiretti) che moltiplicati per 60 milioni di abitanti fa 18 miliardi di buste!

La buona notizia è che un 5% dei sacchetti di plastica (per la precisione polipropilene) viene riciclato. Della parte che manca all’appello, una buona quantità finisce per essere bruciata ma non senza averci lasciato anidride carbonica e diossine. Un’altra parte invece viene abbandonata e, solo dopo aver viaggiato per ruscelli, fiumi, stagni, laghi, mari ed oceani si stima si decomponga in circa 1000 anni. Inoltre siccome c’è sempre un pizzico di sfortuna in tutte le vite, capita che un buon numero di questi sacchetti, finisca nelle pance di animali e cetacei che li ingeriscono scambiandoli per cibo.

Finalmente però sono arrivate gli eco-shopper perché ricavati da mais e altre materie vegetali. Non illudiamoci, purtroppo, non salveranno il mondo:-(

Certo sono biodegradabili ma anche poco resistenti. Vi sarà capitato di vederle rotte per via del peso della spesa appena saliti in macchina, o peggio ancora all’uscita del supermercato oppure per le scale di casa!!! Questo significa che non le potrete riutilizzare e oltre al costo del sacchetto, di 15/20 centesimi, avrete perso la possibilità di ridurre il vostro impatto ambientale quotidiano. Non dimentichiamoci, inoltre, che la produzione di buste biodegradabili comporta un consumo di energie per sfruttare la tecnologia necessaria a ricavare la materia prima, insomma non sono esenti da potere inquinante.

Forse, la soluzione la troviamo volgendo un pensiero al passato ossia alle sporte delle nonna! Che siano di tela, di cotone, di juta o di rete vanno benissimo. Sono resistenti, ripiegabili, leggere, possono essere riutilizzate molte volte e se si sporcano, basta lavarle. Non le avete in casa? Non importa, le trovate in quasi tutti i punti vendita, di ogni colore, materiale e dimensione. Vi consiglio di acquistarne più di un paio e lasciarle in macchina oppure in borsa: è un sistema pratico, basta solo avere un po’ la volontà di portare dietro i sacchetti per la spesa: più riutilizzate meno inquinate, sempre se siete interessati a non inquinare. Allora vi ho convinto?!

Anna Simone

2 pensieri su “Sacchetti di plastica, buste, shopper, sporte e sportine!

  1. Mau

    A titolo informativo:
    1) le borse biodegradabili sono un blend di materiali tra cui ecoflex che è un poliestere di origine fossile (leggi petrolio) presente nella misura del 40/60%
    2) le borse a questo punto le chiamo pseudo bio hanno capacità meccaniche scadenti ergo per gettare la spazzatura non posso usare le borse riutilizabili ma devo comperare sacchetti della spazzatura in plastica
    3) la biodegradabilità ma il termine corretto è compostabilità è valutata sotto condizioni che sono da laboratorio (per ex 52 gradi C di temperatura, determinate condizioni di luce ed umidità) ergo se il sacchetto viene gettato per strada oppure viene gettato in mare li rimane per anni.
    4) una parte (notevole) di borse bio, durante l’estrusione, è stata “allungata” con materiali quali CaCO3 e EVA cosi da ridurre i costi e aumentare la resistenza del sacchetto. Ovviamente con danni per l’ambiente. Guardate i film dei sacchetti bio controluce e se, all’interno del film, vedete dei piccoli pallini tipo sassolini quello è carbonato di calcio
    5) visto che siamo tutti ecologisti passiamo ai sacchetti di carta corretto? La carta deriva dagli alberi e fin qui l’ecologia è salva. Il problema è il processo produttivo infatti la carta necessita di spessori elevati (alta produzione di CO2), utilizzo elevato di acqua ma soprattutto utilizzo in quantità industriale di cloro. Per non parlare poi della carta riciclata che per sbiancarla utilizzano soda caustica e altre porcherie. Il problema poi è che spesso i sacchetti di carta sono accoppiati a plastica quindi assolutamente non ecologici ergo cosa facciamo se siamo ecologisti?
    6) Per ultimo avrete sentito parlare di additivi per far si che la plastica degradi velocemente. Questi additivi sono composti da metalli pesanti che fanno si che il polimero, col tempo, si sbricioli ma, a questo punto, è meglio avere la plastica sotto forma di sacchetto che è comunque recuperabile oppure avere plastica sbriciolata ovunque?
    Una soluzione probabilmente intelligente potrebbe essere la seguente:
    la plastica la troviamo ovunque e se entriamo in un supermercato gli alimenti ne sono avvolti.
    Il vantaggio è che puo essere riciclata e da qui l proposta:
    riciclo la plastica utilizzata, per ex, per avvolgere le verdure o le bistecche e produco shoppers con materiale riciclato al 80% (ho sentito di una proposta veramente assurda di utilizzare spessori oltre 60my). Alle casse il cliente arriva con le sue borse riutilizzabili e, al massimo, gli do 2 shoppers che poi utilizzerà per la raccolta della spazzatura.
    Dimenticavo che la plastica deriva dall’etilene che è un materiale di scarto della lavorazione del petrolio

    1. Grazie per le informazioni tecniche!

      La soluzione, anche secondo me, sta nel riutilizzo dei materiali.
      Nel post ho fatto accenno alle buste di tessuto in quanto mi sembrano molto pratiche (lavabili, piegabili).
      Certo si possono utilizzare anche buste in altri materiali ma l’essenziale è la cultura del riuso e non dell’usa e getta, a cui siamo abituati!

      Anna Simone

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