Nonno e nipote: vigneto, pesche e mele

Nel tardo pomeriggio di ieri sono andata fare un giro per la campagna che circonda casa mia. Volevo vedere gli alberi da frutto. Non che non ci sia mai stata, ma c’è molto terreno e finisco per andare sempre su quello più vicino per comodità o forse per pigrizia.

ricordi d'infanzia

Ieri sono andata “sotto la vigna”, espressione che in italiano si traduce oltre il vigneto.
Faceva molto caldo, l’erba era stata falciata e io non ero vestita in maniera adatta… infradito, pantaloncini, canottiera, capelli acciuffati e in disordine, ottimo abbigliamento per sentirsi liberi dentro casa, ma per la campagna non va bene. Del resto se mio nonno Bernardino andava sempre col cappello di paglia, scarpe chiuse, pantaloni e vecchie camicie a maniche lunghe anche con le alte temperature, un motivo preciso doveva esserci.

Ho notato che le pesche stanno per maturare, tuttavia non ne mangerò nessuna. Mio nonno ha perso molta pazienza dietro alle pesche, ma ogni anno finisce che maturano fino a un certo punto e poi cadono. Secondo lui che erano una “qualità stupida” e forse non ha avuto tempo per trovare una spiegazione scientifica. Non credo di volerne cercare una differente neppure io, mi basta la sua. 

Ho riconosciuto gli alberi di fico, mele, pere e castagne, invece su un paio sono rimasta perplessa, non so che alberi siano. Alla fine dell’appezzamento di terreno – con grande sorpresa – ho visto due grandi querce, eppure ne ricordavo solo una, la mia preferita da bambina.

Mentre camminavo e pensavo, mi fermavo spesso a osservare. A un certo punto mi sono sentita molto piccola, ho realizzato di non sapere nulla di come si coltiva la terra, forse lo so un po’ in teoria, ma non l’ho mai fatto pratica.

Come faceva mio nonno a coltivare tutto? Mi sembra impossibile per una sola persona in compagnia di un vecchio asino. Lui diceva sempre, un po’ scherzando e un po’ sul serio, che quando non ci sarebbe più stato “le spine arrivan sott a glu castegl” ossia tutto sarebbe stato abbandonato tanto da far arrivare i rovi al vecchio castello sulla collina che si vede da casa. E mi diceva tante altre cose. A volte raccontava storie del suo passato, ma io ascoltavo distrattamentee ora vorrei tanto trovare un modo per tornare indietro e stare ad ascoltarlo all’infinito.

E’ da metà della mia vita che manca e non ho mai superato la sua scomparsa, forse per la troppa nostalgia o forse perché non l’ho mai accettata come cosa. E’ difficile rassegnarsi ad avere solo ricordi, tuttavia, paradossalmente questi ricordi sono una fortuna perché a volte non si possiedono neppure questi.

Concludo sorridendo con una sua esclamazione che mi faceva ridere tanto “A raaà”  🙂

Anna Simone

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5 pensieri su “Nonno e nipote: vigneto, pesche e mele

  1. Non sai quanto ti capisco. 4 anni fa metà del mio cuore si è fermata. Ma so che mio nonno Giuseppe è sempre accanto a me. Anche tuo nonno sicuramente ti era accanto mentre passeggiavi tra i suoi alberi da frutta. Anzi, in quegli alberi che ha “cresciuto” c’è una parte di lui 😉 occupati di loro!

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